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domenica 14 aprile 2013

L’Art et la manière d’aborder son chef de service pour lui demander une augmentation


Georges Perec, L’Art et la manière d’aborder son chef de service pour lui demander une augmentation [1968, pubblicato per la prima volta sulla rivista L’Enseignement programmé], postfazione di Bernard Magné, Hachette Littératures, 2008

« Ayant mûrement réfléchi ayant pris votre courage à deux mains vous vous décidez à aller trouver votre chef de service pour lui demander une augmentation vous allez donc trouver votre chef de service disons pour simplifier car il faut toujours simplifier qu'il s'appelle monsieur xavier c'est-à-dire monsieur ou plutôt mr x donc vous allez trouver mr x là de deux choses l'une ou bien mr x est dans son bureau ou bien mr x n'est pas dans son bureau si mr x était dans son bureau il n'y aurait apparemment pas de problème mais évidemment mr x n'est pas dans son bureau vous n'avez donc guère qu'une chose à faire guetter dans le couloir son retour ou son arrivée mais supposons non pas qu'il n'arrive pas en ce cas il finirait par n'y avoir plus qu'une seule solution retourner dans votre propre bureau et attendre l'après-midi ou le lendemain pour recommencer votre tentative mais chose qui se voit tous les jours qu'il tarde à revenir en ce cas le mieux que vous ayez à faire plutôt que de continuer à faire les cent pas dans le couloir c'est d'aller voir votre collègue mlle y que pour donner plus d'humanité à notre sèche démonstration nous appellerons désormais mlle yolande mais de deux choses l'une ou bien mlle yolande est dans son bureau ou bien mlle yolande n'est pas dans son bureau si mlle yolande est dans son bureau il n'y a apparemment pas de problème mais supposons que mlle yolande ne soit pas dans son bureau en ce cas étant donné que vous n'avez pas envie de continuer à faire les cent pas dans le couloir en attendant l'hypothétique retour ou l'éventuelle arrivée de mr x une seule solution s'offre à vous faire le tour des différents services dont l'ensemble constitue tout ou partie de l'organisation qui vous emploie puis retourner chez mr x en espérant que cette fois il est arrivé or de deux choses l'une ou bien mr x est dans son bureau ou bien mr x n'est pas dans son bureau … » (pages 7 et 8)


sabato 23 febbraio 2013

La seduzione delle folle


I segreti della retorica tutta "eros" e poco logos"

Stefano Bartezzaghi

"La Repubblica", 21 febbraio 2013

Andare insieme, cum ire: è l`etimo comune al comizio e al coito. Un habitué dei due generi disse: «I miei non sono discorsi nel senso tradizionale della parola; sono allocuzioni, prese di contatto tra la mia e la vostra anima, tra il mio cuore ed i vostri cuori». Benito Mussolini, 1925. Carlo Emilio Gadda lo smentirà con risentita ferocia: «E codesta multitudine nostra la vuol essere tocca e titillata nel cuore: "il buon cuore dei milanesi", "il gran cuore del popolo romano" e altre baggianate del genere». No, Mussolini non cercava il contatto con le anime bensì con i corpi, non proponeva sentimenti ma scosse emozionali, vibrazioni magnetiche; in una parola: sesso. Conclusione di Gadda: «Tutto ciò è Eros, non Logos».
Uno studio linguistico sulle elezioni del 2006 (L`italiano al voto, Accademia della Crusca, 2008) di comizi non parlava. Sette anni dopo, invece, il comizio pare tornato, o come format tradizionale appena corretto nei tempi e nei topoi (Pierluigi Bersani) oppure ibridato con altri generi: il monologo comico (Beppe Grillo), la convention aziendale (Silvio Berlusconi), il concerto in piazza (Umberto Bossi: vedi Marco Belpoliti, La canottiera di Bossi, Guanda). Ritroviamo tutte queste modalità nel Discorso grigio della compagnia teatrale Fanny & Alexander, dove l`attore teatrale Marco Cavalcoli, si trasforma in una sorta di blob vivente e montaparole realmente pronunciate da questi e altri leader in un discorso politico insensato ma plausibile.
Il comizio non è un discorso politico come gli altri. Questi sono rivolti innanzitutto agli indecisi e vogliono sedurre, conquistare. Non disdegnano affatto il ragionamento ma lo usano come il latin lover usa il suo pomposo vaniloquio: per far sentire intelligente la preda. Nel comizio, la preda è invece già al laccio. Il comizio è il luogo della «fraudolenta verbalità», della «burbanza delle frasi lapidarie», « della imperatoria grinta» (Gadda, su Mussolini). Gli indecisi sono fuori posto, ma l`eccitazione generale può contagiarli.
Codificata sin dal sec. a. C. da Quinto Tullio Cicerone (fratello di Marco), nel Commentariolum petitionis, (il "Manualetto di campagna elettorale" cui vent`anni fa Giulio Andreotti appose una sorniona prefazione), la retorica comiziale prescrive l`appello diretto agli interlocutori ("Compagni!", per la sinistra; "Amici!" per la vecchia Dc; "Amici e compagni" per il centrosinistra; "Camerati!" per i fascisti; "Italiani!" per Mussolini e ora Grillo) e consiglial`uso abbondante di parole-ringhio (quelle che contengono già in sé una denigrazione: fascista, comunista, mascalzone...); oggi, anche di insulti veri e propri. Il comiziante piuttosto che un cantante è un batterista: sillaba i termini-chiave e cura molto di più l`andamento ritmico delle sue frasi che non i contenuti. Parla per slogan, eleva iperboli, usa anafore e ripetizioni in genere per martellare le parole, se non i concetti, nella memoria.
Il comizio insomma non propizia la conquista: è l`atto che la sancisce. Introducendo la sua fondamentale antologia Parole al potere. Discorsi politici italiani (Bur), Gabriele Pedullà ricorda il Mussolini ritratto da Filippo Tommaso Marinetti: «Oratore futurista che sfronda, incide, trapana, strangola l`argomento avversario, fende la folla come un mas, come un siluro». Sono analogie trasparenti. Ritornano nell`Eros e Priapo di Gadda, che deve essere a sua volta tornato in mente a Guido Vergani quando, nei primi anni Novanta, andò a un comizio del Bossi ancora giovane e descrisse la «satiriasi oratoria del messia». 
Le regole prevedono l'appello agli ascoltatori gli insulti sanguinosi per gli avversari l`uso di slogan, iperboli e ripetizioni e, soprattutto, un ricorso sapiente al ritmo.