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sabato 28 dicembre 2013

Best of...



NYT: 100 Notable Books of 2013 


The year’s notable fiction, poetry and nonfiction, selected by the editors of The New York Times Book Review. CLICCA QUI.

I giurati di "Repubblica" hanno premiato la storia emozionante dell'inglese Julian Barnes Al secondo posto Louise Erdrich, un'indiana d'America tra miti tradizionali e thriller 


LEONETTA BENTIVOGLIO

                                                    “La Repubblica“, 27 dicembre 2013 

Livelli di vita di Julian Barnes è il libro migliore del 2013 secondo i giurati di Repubblica. I quali sono, oltre all'autrice di quest'articolo, Stefano Bartezzaghi, Irene Bignardi, Paolo Mauri, Gabriele Romagnoli, Roberto Saviano e Benedetta Tobagi. Vincono le emozioni levigate di una storia che ci parla d'amore e perdita, di separazioni e abissi, dei rischi estremi e della gioia del volare, in ogni senso. Un potente mix di realtà e finzione dal quale emerge una tendenza già registrata l'anno scorso con la premiazione di Limonov di Carrère, costruito sui dati concreti di una biografia. Siamo alla riconferma di quanto oggi la letteratura privilegi (come il cinema) la cronaca e il documento rispetto all'invenzione pura. 
Respira su un versante radicato nel vero anche Questa libertà, al quinto posto nelle preferenze di Repubblica. Debutto in prosa del poeta friulano Pierluigi Cappello, è scandito da sei intensissimi memoir autobiografici. Inoltre sono decise e vigorose le connotazioni realistiche di Yellow Birds, scritto dall'esordiente americano Kevin Powers, e di Non temere e non sperare dell'israeliano Yehoshua Kenaz, rispettivamente settimo e ottavo libro in classifica. Il primo viaggia nel rosso sangue di una guerra a noi vicinissima, quella in Iraq; il secondo ripercorre con slancio epico e oggettività chirurgica la dura educazione bellica dei figli d'Israele. Due romanzi nutriti dalle dirette esperienze degli autori. 
Il demone della guerra nel ventesimo secolo pulsa al contrario ne Il declino della violenza (decimo posto), la sorprendente analisi di Steven Pinker che ci dimostra, con quantificazioni rigorose, perché la nostra è l'era più pacifica della Storia malgrado tutto. Tra i saggi votati da Repubblica svetta pure la straordinaria epopea sul rapporto tra l'uomo e il mare delineata da "Atlantico" di Simon Winchester, che ha conquistato il nono posto. La fiction straniera premiata dalla Top Ten include ancora (con un glorioso secondo posto) La casa tonda di Louise Erdrich e Dieci dicembre di George Saunders (che si aggiudica la quarta posizione). Due opere originalissime per motivi diversi: l'una ha un'identità di genere ibrida e fascinosa, oscillando tra il romanzo di formazione e il thriller riverberato da leggende e miti (l'autrice è un'indiana d'America); l'altra rivela con genialità kafkiana, nel suo collage di parabole d'immaginifica e surreale "normalità", un buon ventaglio di follie del nostro tempo.
Infine gli italiani. Nella Booklist 2013 di Repubblica figurano, oltre a Cappello, Elena Ferrante con Storia di chi fugge e di chi resta (numero tre) e Antonio Tabucchi (scomparso più di un anno fa) con il postumo Per Isabel (numero sei), un visionario gioco investigativo sulle tracce di un'entità femminile da ricomporre. Non sono i loro romanzi migliori in assoluto, ma l'attribuzione di merito (terzo e sesto posto) è soprattutto un omaggio a due grandi "classici" della contemporaneità. 


Eco, o'Brien e Pynchon. I consigli degli altri

Un giro fra le classifiche inglesi, americane, tedesche e francesi 

 RAFFAELLA DE SANTIS 

Uno dei divertimenti di fine anno, oltre agli oroscopi, è un giro tra le classifiche del best of. Quest'anno sono particolarmente varie: romanzi d'amore, storie di famiglia e racconti di guerra. Emerge una grande fame di realtà, di letture che parlino di noi. Agli anglosassoni, appassionati di elenchi, piacciono i romanzi di taglio sociale. Tra le scelte del New York Times svetta Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie, per la capacità di descrivere la« tragedia e la commedia delle relazioni razziali» (sarà pubblicato in Italia da Einaudi). È la storia di una nigeriana trasferitasi negli States per studiare e che vuole ritrovare le sue radici. Guarda invece alle lotte degli anni 70 Flamerthrousers di Rachel Kushner, protagonista un'artista travolta dall'amore e dalla politica. Il libro, che uscirà per Ponte alle Grazie col titolo  I lanciafiamme, ha conquistato la stampa americana e britannica, insieme a The Luminaries della neozelandese Eleanor Catton, vincitore del Booker Prize (prossima pubblicazione Fandango): romanzo di stampo vittoriano, "scintillante" per il Guardian, ambientato nella Nuova Zelanda del XIX secolo. Ha un andamento dickensiano anche The Goldfinch (II cardellino) di Donna Tartt, atteso da Rizzoli, storia di un orfano che ha perso la madre in un attentato terroristico. Mentre Stoner di John Williams (Fazi) è stato scelto da Ruth Kendeil per la sua capacità di «raccontare le nostre passioni» ed è tra i preferiti di Julian Barnes, tra i libri dell'anno dell'Huffington Post con Livelli di vita (Einaudi).
 Ma la fame di realtà può trasformarsi in un'ossessione. Nelle liste dei best books ci sono The Circle di Dave Eggers e Bleeding Edge di Thomas Pynchon (uscirà per Einaudi), una distopia orwelliana, per il Guardian «verosimile e raccapricciante», e un thriller tecnologico. Mentre in Dieci dicembre di George Saunders (minimumfax, consigliato da Roddy Doyle e da Mohsin Hamid) c'è un racconto intitolato Fuga dall'Aracnotesta in cui si immagina la possibilità di controllare la nostra vita emotiva attraverso medicinali. Perfino il disco Modern Vampires of the City dei Vampire Weekend, palma d'oro per la rivista RollingStone, ha toni da Armageddon. 
In fondo è una distorsione della realtà pure la storia raccontata in Lui è tornato del tedesco Timur Vermes (Bompiani), in cui Hitler resuscita nella Germania della Merkel. Il bestseller è suggerito dallo Spiegel, insieme al romanzo afgano di Khaled Hosseini (E l'eco rispose, Piemme), il più votato su Goodreads. Ammorbidisce con il suo coraggio gli urti della vita Edna O'Brien, che ha saputo trasformarsi da ragazza di campagna in scrittrice glamour. La sua autobiografia Country Girl (Elliot) è da non perdere per Express e New York Times. Una curiosità: nella classifica personale di Edna c'è La Folie Baudelaire di Roberto Calasso (Adelphi). 
Ma è l'arte più della letteratura ad avere voglia di trasfigurare il reale. L'installazione Surveys del sudafricano Jane Alexander è per Holland Cotter, critico del New York Tïmes, tra i migliori eventi artistici del 2013. Testimoniano invece i fatti più significativi dell'anno le fotografie selezionate dai giornali: sul Wall Street Journal la protesta di Gezi Parkalstanbul, sul Time lo scatto di John Tlumacki dell'attentato alla maratona di Boston e quello di Emin Özmen di un uomo siriano mentre viene sgozzato. C'è poca Italia, però, in queste classifiche. Tra i film La grande bellezza di Sorrentino, scelto dai lettori del Guardian. E tra i libri La storia delle terre e dei luoghi leggendari di Umberto Eco (Bompiani), consigliato da El Pais: un omaggio all'immaginazione letteraria prima che alla realtà.


sabato 27 luglio 2013

mercoledì 12 dicembre 2012

The 10 Best Books of 2012


The year’s best books, selected by the editors of The New York Times Book Review.

FICTION

BRING UP THE BODIES, By Hilary Mantel.
A John Macrae Book/ Henry Holt & Company

Taking up where her previous novel, “Wolf Hall,” left off, Mantel makes the seemingly worn-out story of Henry VIII and Anne Boleyn newly fascinating and suspenseful. Seen from the perspective of Henry’s chief minister, Thomas Cromwell, the ruthless maneuverings of the court move swiftly to the inevitable executions. Both this novel and its predecessor were awarded the Man Booker Prize. Might the trilogy’s forthcoming conclusion, in which Cromwell will meet his demise, score Mantel a hat trick?

BUILDING STORIES, By Chris Ware.
Pantheon Books

Ware’s innovative graphic novel deepens and enriches the form by breaking it apart. Packaged in a large box like a board game, the project contains 14 “easily misplaced elements” — pamphlets, books, foldout pages — that together follow the residents of a Chicago triplex (and one anthropomorphized bee) through their ordinary lives. In doing so, it tackles universal themes including art, sex, family and existential loneliness in a way that’s simultaneously playful and profound.

A HOLOGRAM FOR THE KING, By Dave Eggers.
McSweeney’s Books

In an empty city in Saudi Arabia, a ­middle-aged American businessman waits day after day to close the deal he hopes will redeem his forlorn life. Eggers, continuing the worldly outlook that informed his recent books “Zeitoun” and “What Is the What,” spins this spare story — a globalized “Death of a Salesman” — into a tightly controlled parable of America’s international standing and a riff on middle-class decline that approaches Beckett in its absurdist despair.

NW, By Zadie Smith.
The Penguin Press

Smith’s piercing new novel, her first in seven years, traces the friendship of two women who grew up in a housing project in northwest London, their lives disrupted by fateful choices and the brutal efficiency of chance. The narrative edges forward in fragments, uncovering truths about identity and money and sex with incandescent language that, for all of its formal experimentation, is intimate and searingly direct.

THE YELLOW BIRDS, By Kevin Powers.
Little, Brown & Company

A veteran of the Iraq war, Powers places that conflict at the center of his impressionistic first novel, about the connected but diverging fates of two young soldiers and the trouble one of them has readjusting to life at home. Reflecting the chaos of war, the fractured narrative jumps around in time and location, but Powers anchors it with crystalline prose and a driving mystery: How did the narrator’s friend die?

NONFICTION

BEHIND THE BEAUTIFUL FOREVERS, Life, Death, and Hope in a Mumbai Undercity.
By Katherine Boo.
Random House

This National Book Award-winning study of life in Annawadi, a Mumbai slum, is marked by reporting so rigorous it recalls the muckrakers, and characters so rich they evoke Dickens. The slum dwellers have a skillful and empathetic chronicler in Boo, who depicts them in all their humanity and ruthless, resourceful glory.

FAR FROM THE TREE. Parents, Children, and the Search for Identity.
By Andrew Solomon.
Scribner

For more than a decade, Solomon studied the challenges, risks and rewards of raising children with “horizontal identities,” traits that they don’t share with their parents. As he investigates how families have grown stronger or fallen apart while raising prodigies, dwarfs, schizophrenics, transgendered children or those conceived in rape, he complicates everything we thought we knew about love, sacrifice and success.

THE PASSAGE OF POWER. The Years of Lyndon Johnson.
By Robert A. Caro.
Alfred A. Knopf

The fourth volume of Caro’s prodigious masterwork, which now exceeds 3,000 pages, explores, with the author’s signature combination of sweeping drama, psychological insight and painstaking research, Johnson’s humiliating years as vice president, when he was excluded from the inner circle of the Kennedy White House and stripped of power. We know what Johnson does not, that this purgatory is prelude to the event of a single horrific day, when an assassin’s bullet placed Johnson, and the nation he now had to lead, on a new course.

THE PATRIARCH. The Remarkable Life and Turbulent Times of Joseph P. Kennedy.
By David Nasaw.
The Penguin Press

Nasaw took six years to complete this sprawling, arresting account of a banker-cum-speculator-cum-moviemaker-cum-ambassador-cum-dynastic founder. Joe Kennedy was involved in virtually all the history of his time, and his biographer persuasively makes the case that he was the most fascinating member of his large, famous and very formidable family.

WHY DOES THE WORLD EXIST?. An Existential Detective Story.
By Jim Holt.
Liveright Publishing/W. W. Norton & Company

For several centuries now, thinkers have wondered, “Why is there something rather than nothing?” In search of an answer, Holt takes the reader on a witty and erudite journey from London to Paris to Austin, Tex., as he listens to a varied cast of philosophers, scientists and even novelists offer solutions that are sometimes closely reasoned, sometimes almost mystical, often very strange, always entertaining and thought-provoking.

giovedì 22 novembre 2012

I nuovi scrittori tedeschi


Les nouveaux écrivains allemands


Julien Bisson, André Clavel, Philippe Delaroche et Alexandre Fillon 

"Lire", 21 novembre 2012 

La littérature allemande, ce n'est pas seulement Goethe et Schiller. 
12 écrivains allemands contemporains à découvrir.

De Günter Grass à Heinrich Böll, de Hans Magnus Enzensberger àChrista Wolf, la littérature de langue allemande de la seconde moitié du XXe siècle a imposé ses ténors à travers le monde, sans parler des grands Autrichiens - Peter Handke, Thomas Bernhard,Elfriede Jelinek - et, côté suisse, de Max Frisch ou de Friedrich Dürrenmatt
Mais quels sont ceux qui, dans les dernières décennies, ont pris la relève ? Et quels sont les nouveaux mousquetaires de la jeune garde ? C'est à ces questions que répond Lire avec ce panorama des auteurs qui, de Bernhard Schlink à Juli Zeh, se frottent presque tous à l'histoire de leur pays. Pour s'attaquer à des problèmes de société, poser la question de l'identité de l'Allemagne, interroger son passé douloureux et faire le bilan spirituel et émotionnel d'une réunification qui continue à les hanter. 

Ferdinand von Schirach

Né en 1964, Ferdinand von Schirach a passé sa jeunesse à Munich et a fait ses études chez les jésuites avant de devenir avocat au barreau de Berlin, spécialiste réputé du droit criminel. Un métier dont il s'est inspiré pour publier en 2009 un recueil de nouvelles basées sur des cas tirés des archives judiciaires : les très médiatisés Crimes, qui trônèrent pendant cinquante-quatre semaines en tête du palmarès du Spiegel. Au générique, onze affaires criminelles où le monstrueux fait soudain irruption dans le quotidien, tandis que von Schirach abandonne le registre du pur témoignage pour transformer son matériau en littérature : d'un récit à l'autre, il ne cesse de maquiller la réalité et de brouiller les pistes, tout en explorant avec un doigté d'analyste l'inconscient des criminels et la passion destructrice qui les a aveuglés. 
Ce qui frappe, sous la plume de l'avocat, c'est sa manière de décrire le sordide avec une prose totalement épurée, dénuée de tout effet de manche et de tout pathos, comme si l'assassinat devenait l'un de ces "beaux-arts" chers à Thomas De Quincey : les histoires de von Schirach sont autant de machines infernales qui, au-delà des affaires individuelles, dévoilent la violence larvée d'une Allemagne encore traumatisée par son passé, et incapable de panser les plaies de la réunification. 
Gallimard vient de publier Coupables,un second recueil de nouvelles où, une fois de plus, le monde de la justice est confronté à des destins saccagés. Pourquoi des êtres ordinaires peuvent-ils soudain basculer dans l'innommable ? Comment préserver une part d'humanité, malgré tout, lorsque l'inhumain fait irruption dans la vie du prévenu ? Et comment la machine judiciaire transforme-t-elle les êtres au moment où leur intimité devient affaire publique, sous le feu des médias ? A ces questions, von Schirach répond plus en moraliste qu'en pénaliste, ce qui explique sans doute son succès dans une Allemagne où ses livres dépassent le million d'exemplaires. 
Dernier livre paru : Coupables (Gallimard) 
A.C.

Judith Hermann

Il lui a suffi d'un livre pour marquer la littérature allemande contemporaine. En 1998, Sommerhaus, später connaissait un succès phénoménal outre-Rhin et récoltait plusieurs prix littéraires. Quelque chose de comparable à ce qu'a pu être Anna Gavalda en France, bien que leurs univers soient fort différents. Avec les neuf nouvelles de Maison d'été, plus tard(Albin Michel, 2001), vendues à plus de 200 000 exemplaires en Allemagne et traduites dans une vingtaine de pays, la jeune Berlinoise née en 1970 imposait une voix singulière et douce-amère. Tout en subtilité, portée par une prose à la maîtrise et à la beauté étonnantes. Une prose sondant notre rapport au monde et la difficulté d'avancer dans l'existence. 

Depuis, Judith Hermann prend le temps de peaufiner ses livres. Elle en a signé trois en quatorze ans. Après Maison d'été, plus tard, il y eut Rien que des fantômes (Albin Michel, 2005), recueil de sept nouvelles ciselées dépeignant des personnages en suspens et leur questionnement intime. Puis vint Alice, sorti en France en début d'année, son plus beau livre à ce jour, couronné par le prestigieux prix Hölderlin. Il s'agit cette fois d'un roman composé de cinq nouvelles mettant en scène une femme à différentes étapes de sa vie. L'héroïne de Judith Hermann se prénomme Alice. Un hommage avoué à la grande nouvelliste canadienne Alice Munro, l'une de ses influences majeures. 
Née à Berlin un mois d'avril, Alice a une quarantaine d'années quand on la découvre. La voici d'abord face à un ancien amour. Un homme qui s'est marié après leur séparation, a eu un enfant et s'éteint lentement d'un cancer. Eblouissant d'un bout à l'autre, Alice est de ces romans que l'on sait qu'on va relire, que l'on a envie d'offrir autour de soi. Judith Hermann s'y montre un admirable peintre des sensations et des lumières. 
Elle arrive à faire ressentir le temps suspendu au-dessus d'êtres pris dans la tourmente, le quotidien qui continue malgré tout. Son sujet est l'un des plus essentiels et ardus qui soient. Quel est notre rapport à la mort ? s'interroge-t-elle. La mort que l'on prend de plein fouet, celle qui ne cesse de nous obséder, celle dont on est le témoin plus ou moins passif. L'écrivaine creuse l'absence, les souvenirs et l'attente avec un saisissant mélange de force et de beauté. 
Dominique Autrand, son éditrice et traductrice chez Albin Michel, parle d'elle mieux que quiconque. Et évoque "une personne rare, d'une grande qualité d'âme". Une femme "chaleureuse et attachante. Elégante. Fine, d'une sensibilité extrême, pudique, discrète, modeste", pleine d'humour aussi. Selon elle, Judith Hermann a besoin d'une longue maturation avant de se mettre à sa table de travail, après quoi la phase d'écriture à proprement parler est relativement courte. Son prochain livre est en cours. On sait juste qu'il devrait s'agir encore de nouvelles. Qui s'en plaindra ? 
Dernier livre paru : Alice (Albin Michel) 
Alexandre Fillon

Bernhard Schlink
A Berlin, Bernhard Schlink, né en 1944, est un juge réputé. Mais ce magistrat est aussi un brillant romancier, ce qui lui permet de jouer tous les rôles - aussi bien celui du coupable que celui de la victime - sans être jamais contraint de livrer un verdict puisque la littérature a horreur des jugements irréversibles. Dans ce domaine, Schlink a prouvé qu'il avait pas mal d'atouts, grâce à une oeuvre très intimiste qui ne cesse d'ausculter les blessures de son pays natal. 
Après un tour de piste du côté du polar, il a connu un succès phénoménal en 1995 - des centaines de milliers d'exemplaires à travers le monde - avec un roman magistral, Le Liseur, où il évoque l'inexpiable culpabilité de sa génération. Celle qui a grandi sur les décombres de la guerre avec, pour seul héritage, la monstruosité des crimes nazis. Et dans la foulée de ce livre emblématique, l'écrivain-juriste a signé un recueil de nouvelles - Amours en fuite - où il met en scène une Allemagne qui, malgré la chute du Mur, ne réussit toujours pas à digérer son passé : les personnages de ces récits sont des prisonniers des ombres, à cause de tous ces fantômes - ex-complices de Hitler, repentis de la dernière heure, anciens corbeaux de la Stasi - qui les empêchent de regarder vers l'avenir. 
C'est donc dans la chair de son pays que Schlink puise son matériau, et dans l'inconscient collectif de ses compatriotes. Une quête à la fois politique et psychologique que l'on retrouve dans Le Week-End, où il évoque les années noires de l'Allemagne : celles de la fureur terroriste qui transforma de jeunes idéalistes en assassins aveugles tout au long de la décennie Rudi Dutschke, une dérive tragique dont Schlink dresse un bilan sans concessions mais jamais manichéen. A lire, également, Mensonges d'été, un recueil de brefs récits où, cette fois, le Berlinois conjugue l'amour sous toutes ses formes, comme si son oeuvre s'ouvrait à une nouvelle quiétude. 
Dernier livre paru : Mensonges d'été (Gallimard) 
A.C.

Daniel Kehlmann
C'est sous le signe d'Umberto Eco - l'érudition revisitée par la fiction - qu'il faut ranger Daniel Kehlmann. Né en 1975 à Munich, il vit aujourd'hui entre Berlin, New York et Vienne, la ville où il a grandi et où il a ébauché une thèse sur Kant avant de caresser d'autres muses, celles de la littérature. Quatre romans modestes, d'abord, et puis, en 2005, les brillantissimes Arpenteurs du monde qui ont battu tous les records de vente outre-Rhin. Kehlmann y retrace l'épopée parallèle de deux mousquetaires du savoir, Alexander von Humboldt (1769-1859) et Carl Friedrich Gauss (1777-1855). 
Lumineuse idée, que de remettre en piste des personnages si différents puisque le premier fut un aristocrate bourlingueur et le second, un enfant du peuple casanier. Et pourtant Kehlmann parvient à les rassembler dans la même quête. Celle qui lança le géologue-botaniste Humboldt dans de rocambolesques périples à travers l'Amérique tropicale, dont il dévoila bien des mystères. Et celle qui poussa le génial Gauss à devenir "le prince des mathématiciens" : un virtuose de la physique et de l'astronomie qui, rivé à ses télescopes, déchiffra le cosmos et découvrit la fameuse courbe qui porte son nom. 
C'est encore de l'univers des sciences que s'est inspiré Kehlmann pour écrire Les Esprits de Princeton - sous forme de théâtre, cette fois. Il y ressuscite le mathématicien Kurt Gödel, un rationaliste bientôt rattrapé par une démence paranoïaque qui, à la fin de sa vie, le condamna à s'enfermer dans des mondes parallèles où il croyait tutoyer l'au-delà. A lire également, Gloire, un livre à la David Lodge où Kehlmann tisse plusieurs histoires autour d'un même thème - la foire aux vanités, dans le petit microcosme des lettres et du cinéma. 
Dernier livre paru : Les Esprits de Princeton (Actes Sud) 
A.C.

Uwe Tellkamp
Dresde est une ville fantomatique où est né - en 1968 - Uwe Tellkamp, qui fut d'abord commandant de char, passage obligé dans l'armée en RDA, avant d'entreprendre des études. Devenu médecin, il abandonna son métier en 2004, alors qu'il avait déjà publié des poèmes qui lui valurent le prix Ingeborg Bachmann. "Ma jeunesse s'est passée sous le signe du communisme, dit-il, un système dans lequel on écrivait plus qu'on ne parlait. Celui qui parlait trop était menacé et puis, d'un seul coup, le système s'est effondré et la parole s'est libérée." 
Elle coule à flots dans la monumentale Tour - seul roman traduit à ce jour -, une fresque qui a dépassé les 500 000 exemplaires en Allemagne après sa publication en 2008. Sujet : l'agonie de la RDA. Avec un scénario vertigineux, près de mille pages qui sont un document de premier ordre sur le naufrage de cette "terre engloutie". Ce sont ses ultimes soubresauts que décrit le romancier, entre la mort de Brejnev et l'automne 1989, en posant son zoom sur une famille bourgeoise des beaux quartiers de Dresde, les Hoffmann. Le père est chirurgien, il assiste sans broncher à la dégradation du système de santé et à celui d'une société gangrenée par la peur. L'oncle est éditeur, il doit se soumettre à la censure en se contentant, avec une ironie froide, de profiter des privilèges que lui octroie le Parti. Quant au fils, Christian, il aura à jouer le pire des rôles - celui de la victime expiatoire - lorsqu'il devra faire son service militaire : son goût pour la liberté et son insolence lui vaudront la prison, puis les travaux forcés. Tout est là : la main de fer de la police secrète, les combines, la pénurie, la propagande et la perfidie d'un régime où personne ne pouvait rester innocent. Pavane pour une Allemagne défunte, ce roman-fleuve résume le destin du communisme, sous la plume d'un héritier de Thomas Mann. 
Dernier livre paru : La Tour (Grasset) 
A.C.

Peter Schneider
Né en 1940 à Lübeck, le très remuant Peter Schneider a fait ses études à Fribourg, à Munich et à Berlin, où il vit depuis les années 1970. A cette époque, il devint l'un des leaders de la jeunesse révoltée, aux côtés de Rudi Dutschke, et il changea ensuite de terrain de chasse pour se frotter à l'écriture. Avec cette consigne : "Le vrai domaine de la littérature, ce n'est pas le monde extérieur mais le monde intérieur, celui des secrets, des passions et des angoisses." 
N'empêche, l'oeuvre de Schneider reste totalement chevillée à l'Histoire, à la politique et au destin complexe de l'Allemagne, depuis le nazisme jusqu'à la chute du Mur. S'ils analysent toujours ces événements du point de vue de l'individu, les livres de Schneider ne cessent de refléter des tourmentes collectives. Le mélange de dépit, de rage et de désenchantement qui a succédé à l'euphorie contestataire de Mai 68, dans le très autobiographique Lenz. La lourde suspicion et les multiples tracasseries professionnelles dont furent victimes les ex-gauchistes de la RFA, dans Te voilà un ennemi de la Constitution. Les excès de la chasse aux terroristes au sein d'une Allemagne livrée à la délation et à l'hystérie, dans Le Couteau dans la tête. Ou, dans Cet homme-là, le conflit éthique qui opposa deux générations tiraillées entre la culpabilité engendrée par le passé hitlérien et le désir de se libérer de ce fardeau inexpiable. 
Et, dans Le Sauteur de mur, un de ses livres les plus célèbres publié en 1982, Schneider pose la question de l'identité allemande, une identité bafouée dans un pays divisé jusqu'à la schizophrénie : il met en scène un écrivain de Berlin-Ouest qui passe à l'Est pour rencontrer aussi bien des dissidents que des anonymes, des personnages souvent fatalistes qui, à force d'avoir construit un mur dans leur propre tête, ne sont plus capables d'affronter les dérives de l'Histoire. Peter Schneider ? Un "écrivain-baromètre" dont l'oeuvre interroge quatre décennies allemandes, avec toutes leurs contradictions et leurs impasses. 
Dernier livre paru : Pour l'amour de Scylla (Grasset) 
A.C.

Herta Müller
La romancière est née en Roumanie en 1953, au Banat, dans un village isolé appartenant à la minorité germanophone du pays. Fille d'une déportée, elle a grandi dans la peur et le désarroi avant de suivre des études littéraires à l'université de Timisoara, où elle ne tarda pas à rejoindre les mouvements clandestins qui luttaient contre Ceausescu. Traductrice dans une usine de machines industrielles à la fin des années 1970, elle sera congédiée pour avoir refusé de collaborer avec la Securitate et, en 1982, son premier recueil de nouvelles sera censuré avant qu'elle ne quitte sa terre natale - en 1986 - pour se réfugier à Berlin, où elle vit aujourd'hui. Ce déracinement est l'une de ses hantises, en tant que romancière, de même que la question de la langue, cette langue allemande qui fut pour elle une sorte de refuge face aux paroles gelées d'un régime qui, dit-elle, "avait détourné les mots à son profit". Couronnée par le prix Nobel en 2009, l'oeuvre de Herta Müller (Le renard était déjà le chasseur, La Convocation, Animal du coeur) pose un regard particulièrement amer sur la vie quotidienne dans la Roumanie totalitaire, les manoeuvres machiavéliques de la police secrète, les humiliations liées à la pauvreté et au contexte politique. Face à cette oppression de tous les instants, les mots sont les seules armes de la romancière, un combat dont il est aussi question dans un de ses livres les plus poignants,La Bascule du souffle, confession d'un garçon de 17 ans qui, en janvier 1945, parce qu'il appartient à la communauté germanophone de Transylvanie, sera expédié dans un camp de travail en URSS. C'est le calvaire de ce garçon condamné à cinq ans de déportation que raconte Herta Müller : malgré le froid et la faim, les poux et les épidémies, il tiendra le coup parce que son imagination délirante lui permet de résister aux souffrances. Lire Herta Müller, c'est se heurter de plein fouet à l'Histoire, une Histoire qu'elle tente de réécrire pour offrir au tragique sa part de rédemption. 
Dernier livre paru : Animal du coeur (Gallimard) 
A.C.

Eugen Ruge
Lunettes vissées sur le crâne et barbichette blanche, il n'a plus guère l'allure d'un jeune premier. Le Berlinois Eugen Ruge a d'ailleurs déjà plusieurs pièces de théâtre et documentaires à son actif. Mais cet ancien physicien a attendu ses 57 ans pour publier son premier roman, Quand la lumière décline, largement inspiré de l'histoire familiale. Un pavé au style clair et à l'envergure rare, qui a enchanté ses compatriotes. Il a reçu, l'an passé, le Deutscher Buchpreis, équivalent allemand du Goncourt, avant de s'écouler à plus de 350 000 exemplaires. Et, de fait, il y a de quoi s'enthousiasmer à la lecture de cette imposante saga autour de trois générations d'intellectuels de l'ex-Allemagne de l'Est. 
Les premiers, Charlotte et Wilhelm, fervents communistes, décident en 1952 de rentrer de leur exil mexicain afin de participer à la construction de la jeune RDA. Leur fils, Kurt, les y rejoindra, après quelques années d'exil en Sibérie pour échapper au nazisme. Quant au petit-fils, Sacha, il grandit dans l'indifférence et l'ennui, rêvant bientôt de passer à l'Ouest... 
Roman-fleuve écrit sur les bords de la Spree, Quand la lumière décline est taillé pour le cinéma : construction en flash-back, prises de vues alternées, décors sublimés. Mais, loin d'observer avec distance le déclin de l'illusion socialiste, le récit colle au plus près des personnages, de leurs espoirs, de leurs doutes, des tabous qui enveloppent et condamnent une génération après l'autre. Sans céder à l'"ostalgie" ambiante, sans rien taire non plus des difficultés nées de la réunification, Eugen Ruge signe le portrait froid et décapant d'une poignée d'hommes et de femmes brisés par leurs utopies, écrasés par un système sans visage. Avec une seule consolation : si la lumière décline à l'est du Mur, ce n'est du moins pas le cas de sa littérature. 
Dernier livre paru : Quand la lumière décline (Les Escales) 
Julien Bisson

Juli Zeh
Fille d'une traductrice et d'un ancien directeur administratif du Bundestag, Juli Zeh - née à Bonn en 1974, aujourd'hui installée près de Berlin - est à l'évidence la principale figure de proue de la jeune littérature allemande. Après des études de droit international, elle a bifurqué vers l'écriture tout en prenant la relève des intellectuels qui, à la suite de Grass et de Böll, n'ont cessé d'intervenir dans le débat public : ce désir de s'engager l'a poussée à soutenir la coalition verte-rouge lors des élections de 2005, après avoir rapporté des Balkans - en 2001 - une enquête particulièrement amère sur le sort de ces populations abandonnées par la communauté européenne. 
C'est en 2004, avec l'effrayante Fille sans qualités, que Juli Zeh s'est définitivement imposée dans son pays. Elle s'y inspire de la tragique fusillade du lycée d'Erfurt - seize morts en 2002 - pour mettre en scène une adolescente qui sombrera dans la violence aveugle avec un cynisme déconcertant, une dérive qui permet à la romancière de souligner le profond désarroi d'une jeunesse tentée de choisir le camp du nihilisme, par désespoir et par peur de l'avenir. 
Juli Zeh a ensuite fait un détour par le polar avec L'Ultime Question et c'est au roman d'anticipation qu'elle s'est frottée en signant Corpus delicti, qui se situe en 2057 dans un pays dictatorial où les habitants doivent s'astreindre à une redoutable discipline hygiéniste, sous haute surveillance policière, avec Big Brother dans le rôle du législateur. C'est dans ce cauchemar aseptisé que débarquera une biologiste allemande qui n'a qu'un seul tort : refuser d'obtempérer et de "se soumettre aux contrôles sanitaires obligatoires, au détriment de l'ordre public"... Dans ce récit à la Orwell, Juli Zeh ausculte tous les maux de nos sociétés soumises à la tyrannie du bien-être, et gavées d'interdits. C'est dire que les débats soulevés par la romancière sont assez brûlants pour être au coeur de l'actualité littéraire, outre-Rhin. 
Dernier livre paru : Corpus delicti (Actes Sud) 
A.C.

Ingo Schulze
Ingo Schulze est né en 1962 en RDA, à Dresde, une année après la construction du mur de Berlin, ce mur dont les pierres allaient servir de matériau à certains de ses romans. Après des études de lettres à Iéna, il a travaillé comme dramaturge pour le théâtre d'Altenbourg - aux confins de la Saxe - et c'est là qu'il assista au séisme de l'automne 1989 qui déboucha sur la réunification allemande. Il profita aussitôt de ce vent de liberté pour créer un hebdomadaire, l'Altenburger Wochenblatt, et, trois ans plus tard, il fut chargé de mettre sur orbite le premier "gratuit" de Saint-Pétersbourg, où il put observer un autre séisme, celui qui venait de secouer l'ex-URSS. A son retour en Allemagne, il s'installa à Berlin, où il vit aujourd'hui et où il signa les nouvelles rassemblées dans 33 moments de bonheur, autant de chroniques d'une Russie en pleine ébullition après l'effondrement du communisme. 
Paru en 1998, le second livre de Schulze, Histoires sans gravité, est aujourd'hui considéré en Allemagne comme l'une des oeuvres les plus emblématiques de la réunification, une mutation de l'Histoire observée à travers le quotidien de citoyens tout à fait ordinaires de l'ancienne RDA. Pas de place, ici, pour les vieilles querelles politiques ni pour les règlements de comptes idéologiques : Schulze se contente de déployer un éventail de saynètes hyperréalistes - à la Perec ou à la Carver -, avec des personnages qui sortent de leur torpeur et retrouvent peu à peu le goût de la vie dans un pays rendu moribond par un régime essoufflé. 
Et, en 2005, Schulze reviendra sur ces événements dans Vies nouvelles, un roman épistolaire dont le protagoniste raconte comment "l'Ouest est entré dans sa tête". On y retrouve la même minutie narrative et les mêmes effusions du vécu à la suite de la destruction du "rempart antifasciste" mais Schulze montre aussi comment l'ex-RDA s'est brutalement ouverte aux lois du marché et au capitalisme. Un monde peut-être aussi dangereux que le précédent puisque le diable finit par y débarquer, sous la forme d'un sosie de Méphisto... 
Dernier livre paru : Adam et Evelyne (Fayard) 
A.C.

Iris Hanika
Prédestinée par son prénom - Iris, la messagère des dieux - à communiquer ou à surprendre les émotions, les paroles, les pensées et les humeurs des humains, Iris Hanika est une friponne. Elle brille par son génie de l'observation micro- sociologique, par sa sensibilité et son humour. Née le 18 octobre 1962 à Wizbourg (Franconie), qu'elle a quitté à 17 ans pour aller faire sa vie à Berlin, cette polyglotte tire sa subsistance de ses traductions de manuels d'informatique tout en poursuivant depuis dix ans une carrière d'écrivain. Sur ses cinq ouvrages publiés, un seul a été traduit en français à ce jour - paru chez Les Allusifs, Une fois deux a été heureusement repris en Livre de poche. 
Comme le suggère son titre, le roman campe deux personnages qui, au milieu de l'été berlinois, se sont rencontrés - exceptionnellement, car en général l'un et l'autre ne s'y rendent pas aux mêmes heures - dans un café de Kreuzberg. Voici Senta, une femme seule, employée d'une galerie d'art le plus souvent déserte qui, quoique lasse de ses échecs, ne cesse d'espérer la "félicité amoureuse", le mariage et les enfants. Et voilà Thomas, un homme seul, ingénieur système, qui ne s'autorise la félicité qu'après le travail, à raison de quelques chopes de bière. Dès l'instant où leurs regards se sont croisés, percutés, échangés, noyés, c'est comme si, sous la pression de ce désir tombé du ciel, chacun avait été brutalement dépouillé de son naturel, de ses réflexes ordinaires, de sa maîtrise familière. Emportée par son imagination, Senta est la plus déroutante des deux. A la violence du désir, elle oppose des comportements calculés pour paraître au maximum de son avantage. Au stade de l'exécution, sa stratégie échoue pitoyablement, au risque d'éloigner Thomas. Auteur d'une brillante variation, aussi grisante qu'un cocktail à base de Georges Perec, d'Anna Gavalda et de Michel Houellebecq, autour d'un thème pourtant rebattu, Iris Hanika a l'art de nous guider dans l'intimité de Berlin. Où, mieux que d'autres, certains quartiers inspirent d'éclatantes métaphores de la terreur ou de la félicité de l'amour. 
Dernier livre paru : Une fois deux (Les Allusifs) 
Philippe Delaroche

Christoph Hein
Né en 1944 en Basse-Silésie, Christoph Hein ne fut pas autorisé à faire ses études en RDA, parce que, comme Schiller et Hölderlin, il était fils de pasteur... Ses parents l'envoyèrent donc dans un lycée de Berlin-Ouest et, à son retour de l'autre côté du Mur, il dut se contenter de métiers improvisés avant d'être assistant à la Volksbühne, le théâtre alternatif berlinois où il verra plus tard jouer ses propres pièces. Dès la fin des années 1970, il se lança dans l'écriture de nouvelles, autant de diagnostics des carences de la société est-allemande qui obéit servilement à un pouvoir de plus en plus autoritaire. Un pouvoir avec lequel Hein devra sans cesse ruser afin de contourner la censure. 
Sa notoriété, il la doit à un roman emblématique, L'Ami étranger, écrit en 1982 sous le signe de Franz Kafka et de Robert Musil. Claudia, l'héroïne, est une femme sans ambitions, sans passions, presque sans qualités, dont la fadeur reflète un régime politique qui lamine tout, en condamnant les êtres à l'anonymat. Est-elle une simple victime du socialisme ou, au contraire, son indifférence est-elle une forme d'exil intérieur, seule résistance possible face à l'asservissement de son époque ? C'est sur cette ambiguïté que repose L'Ami étranger, remarquable mise en scène de la conspiration du silence derrière le rideau de fer. Une conspiration qui sous-tend un autre roman très célèbre de Hein, La Fin de Horn, où il montre comment la RDA a sournoisement censuré son passé, relié au IIIe Reich par une longue chaîne de compromissions et de lâchetés. 
Comptant une dizaine de romans, des essais et de nombreuses pièces de théâtre, l'oeuvre de Hein ne cesse de faire entendre une voix discordante et dissidente, une voix qui continua de déranger après la réunification : l'auteur de L'Ami étranger fut, en effet, l'un des premiers écrivains à mettre en garde son pays contre l'euphorie qui suivit la chute du Mur. De quoi s'inscrire dans la lignée des grands réfractaires d'outre-Rhin, sous la bannière de Günter Grass. 
Dernier livre paru : Paula T. une femme allemande (Métailié)


venerdì 9 novembre 2012

The 10 best ...

P. Mondrian, Composition No. 10

I primi 10 ... secondo "The Guardian"


Ten moments that changed history – in pictures
Ahead of his new television series, Andrew Marr selects the great turning points, from humans migrating out of Africa 70,000 years ago, to the rise of Genghis Khan, and Hiroshima.

The 10 best paintings, as chosen by Peter Blake
Peter Blake chooses the paintings that have impressed and inspired him most.

The 10 best first lines in fiction
Our guide to the greatest opening lines of novels in the English language, from Jane Austen to James Joyce.

The 10 best closing lines of books – in pictures
The most memorable literary payoffs, from the chilling to the poetic.

domenica 4 novembre 2012

Best Under 40


"THE TELEGRAPH"

Are these Britain’s best 20 novelists under 40?
Who are the defining literary voices of this country? 

The List

1 Chris Cleave (b 1973) His first novel, Incendiary, was about a terrorist attack on London and was published on July 7, 2005. The Other Hand (2008), a cross-national thriller set in England and Nigeria, became a word-of-mouth hit.

2 Rana Dasgupta (b 1971) Born in Canterbury, but now lives in Delhi. His first collection of stories was set in a Tokyo airport; his first novel, Solo(2009), was about a 99-year-old Bulgarian chemist.

3 Adam Foulds (b 1974) After writing his verse novel The Broken Wordabout the Mau Mau rebellion, he wrote his Man Booker-shortlisted study of John Clare, The Quickening Maze (2009).

4 Sarah Hall (b 1974) The author of four novels, the first two of which were set in the early 20th century in her native Cumbria. Her most acclaimed work is The Carhullan Army (2007), about a band of women rebels surviving in a Britain hit by environmental disaster.

5 Steven Hall (b 1975) His debut novel, The Raw Shark Texts (2007) – about a man who loses his memory and tries to create a new identity for himself – unusually lived up to his publisher’s hype.

6 Mohsin Hamid (b 1971) The Reluctant Fundamentalist – a literary thriller about a Pakistani man who may, or may not, be a terrorist – came within a whisker of winning the Man Booker in 2007.

7 Anjali Joseph (b 1978) Her debut novel, Saraswati Park, is published next month. Sharp yet lyrical, the novel, which is set in Bombay, shows the influence of Amit Chaudhuri.

8 Joanna Kavenna (b 1974) Wrote seven unpublished novels before her eighth, Inglorious, was published by Faber and won the Orange new writers prize. Described as “Dostoevsky meets Bridget Jones”.

9 Benjamin Markovits (b 1973) Part way through a trilogy of novels about Byron and his circle, this assured writer has also just published an autobiographical novel, Playing Days, about a professional basketball player in Germany.

10 China Miéville (b 1972) Inspired by horror writers such as HP Lovecraft and Michael Moorcock, his science fiction and fantasy books – including Un Lun Dun for young adults – have legions of fans.

11 Paul Murray (b 1975) His second book, Skippy Dies, a comic novel set in a private boys school in Ireland, was recently described in the Telegraph as “gigantic, marvellous, witty…heartbreaking”.

12 Patrick Neate (b 1970) Won the Whitbread (now Costa) novel prize in 2001 for Twelve Bar Blues, a picaresque novel about New Orleans jazz artists. His most recent work, Jerusalem, deals, like his first novel,Musungu Jim, with European encounters with Africa.

13 Ross Raisin (b 1979) This Yorkshire-born novelist’s first book, God’s Own Country (2008), followed the dark story of a teenage farmer’s son living on the Moors.

14 Dan Rhodes (b 1972) After his second book, Rhodes declared he wanted to give up writing. Luckily for us he carried on with Gold (2007), about a Welsh-Japanese woman living in a coastal cottage, and his most recent book, Little Hands Clapping.

15 Kamila Shamsie (b1973) The author of five novels, mainly set in the Pakistan of her birth. Her most successful work is her latest: Burnt Shadows (1999) follows two families from the Second World War in Japan to the aftermath of 9/11.

16 Zadie Smith (b 1975) Wrote the wildly successful White Teeth while still at Cambridge. Her writing has matured since then, most notably in On Beauty (2005).

17 David Szalay (b1974) Winner of a Betty Trask Prize, Szalay’s The Innocent is told from the perspective of a KGB agent in late Forties Russia.

18 Adam Thirlwell (b 1978) Clever All Souls fellow who published Politics at the age of 25 and since then the Milan Kundera-inspired The Escape(2009).

19 Scarlett Thomas (b1972) The End of Mr Y (2007) was a surprise bestseller about a student who discovers a long-lost Victorian novel.

20 Evie Wyld (1980) After the Fire, a Still Small Voice (2009) was a haunting first novel set on the Australian East coat.